Invia:
Condividi:

Impariamo il Romagnolo per la Festa del Papà

Eventi e Tradizioni, Primavera, Tempo Libero e Divertimento Autore: Glenda Adviva 19 Marzo 2016
papa e figlia

Il dialetto romagnolo, ancora così vivo e presente nelle vite dei nostri nonni e genitori, si sta perdendo sempre di più tra i giovani. E’ davvero un peccato perché fa parte della nostra terra e delle nostre tradizioni.

Vi faccio un esempio generazionale con la mia famiglia: per mia nonna è praticamente la prima lingua e quasi deve sforzarsi a parlare in italiano. Mia mamma lo sa parlare bene ma lo utilizza solo in rare occasioni e nelle lunghe chiacchierate con mia nonna. Io lo capisco abbastanza ma non sono proprio in grado di parlarlo: mia nonna mi dà delle occhiatacce quando accenno qualche parola in sua presenza!!

Oggi, in occasione della Festa del Papà, voglio rendergli omaggio condividendo qualche frase in dialetto dedicata a lui. Tanti auguri a tutti i papà!

Iniziamo con una cosa semplice, un proverbio romagnolo che si tramanda da generazioni e che fa capire quanto grande è l’amore di un genitore per i propri figli:

Un ba l’è bon par zent fiúl, zent fiúl i n’è bun pr’un bab”

Un babbo è buono per cento figli, cento figli non sono buoni per un babbo

Ora voglio continuare con una filastrocca per bambini: mia mamma ancora si ricorda quando mio nonno la sera, anche dopo una lunga giornata di lavoro, la prendeva sulle ginocchia e la faceva sorridere così:

“Urecia bela / questa l’è so surela

oc bel / quest l’è so fradel

questa l’è la porta / la porta dal fra

e quest al campanel: din don din don”

Orecchia bella / questa è sua sorella (e le toccava prima uno poi l’altro orecchio)

Occhio bello / questo è suo fratello (e le toccava prima uno poi l’altro occhio)

Questa è la porta / la porta in mezzo (e le toccava la bocca)

E questo è il campanello: din don din don (e le tirava il nasino a destra e sinistra)!

Per finire in bellezza vi riporto una poesia di Walter Galli, grande poeta contemporaneo che dopo alcune esperienze in italiano venne abbagliato dalla nuova poesia di Tonino Guerra e cominciò ad utilizzare il romagnolo come strumento più adatto per esprimere la sua poetica.

Si tratta di un tenero messaggio di un padre al proprio figlio:

E’ TU VÈC (pr’e’ mi fiól)

S’t’a t’avéss d’imbat’ int e’ tu vèc

lassa un mumantin j amigh

vin m’incontra

dmandum cm’a stagh

s’a j ò bsogn ’d gnint

ciàpum sottabraz

fam fè du pass cun te sin a ca’

e no’ farmèt int la pòrta,

entra, mett’in sdé.

A l’avessi fat me cun e’ mi ba’.

IL TUO VECCHIO (a mio figlio)

Se ti dovessi imbattere nel tuo vecchio / lascia per un momento gli amici / vienimi incontro / chiedimi come sto / se ho bisogno di niente / prendimi a braccetto / fammi fare due passi con te fino a casa / e non fermarti sull’uscio, / entra, siediti. // L’avessi fatto io con il mio babbo.

Allora come ti sembra il Romagnolo? Niente male, vero? Anche al MiMa Club Hotel c’è chi lo parla davvero bene. Vieni a scoprire chi!