Impariamo il Romagnolo per la Festa del Papà
Il dialetto romagnolo, ancora così vivo e presente nelle vite dei nostri nonni e genitori, si sta perdendo sempre di più tra i giovani. E’ davvero un peccato perché fa parte della nostra terra e delle nostre tradizioni.
Vi faccio un esempio generazionale con la mia famiglia: per mia nonna è praticamente la prima lingua e quasi deve sforzarsi a parlare in italiano. Mia mamma lo sa parlare bene ma lo utilizza solo in rare occasioni e nelle lunghe chiacchierate con mia nonna. Io lo capisco abbastanza ma non sono proprio in grado di parlarlo: mia nonna mi dà delle occhiatacce quando accenno qualche parola in sua presenza!!
Oggi, in occasione della Festa del Papà, voglio rendergli omaggio condividendo qualche frase in dialetto dedicata a lui. Tanti auguri a tutti i papà!

Iniziamo con una cosa semplice, un proverbio romagnolo che si tramanda da generazioni e che fa capire quanto grande è l’amore di un genitore per i propri figli:
“Un ba l’è bon par zent fiúl, zent fiúl i n’è bun pr’un bab”
Un babbo è buono per cento figli, cento figli non sono buoni per un babbo
Ora voglio continuare con una filastrocca per bambini: mia mamma ancora si ricorda quando mio nonno la sera, anche dopo una lunga giornata di lavoro, la prendeva sulle ginocchia e la faceva sorridere così:
“Urecia bela / questa l’è so surela
oc bel / quest l’è so fradel
questa l’è la porta / la porta dal fra
e quest al campanel: din don din don”
Orecchia bella / questa è sua sorella (e le toccava prima uno poi l’altro orecchio)
Occhio bello / questo è suo fratello (e le toccava prima uno poi l’altro occhio)
Questa è la porta / la porta in mezzo (e le toccava la bocca)
E questo è il campanello: din don din don (e le tirava il nasino a destra e sinistra)!
Per finire in bellezza vi riporto una poesia di Walter Galli, grande poeta contemporaneo che dopo alcune esperienze in italiano venne abbagliato dalla nuova poesia di Tonino Guerra e cominciò ad utilizzare il romagnolo come strumento più adatto per esprimere la sua poetica.
Si tratta di un tenero messaggio di un padre al proprio figlio:
E’ TU VÈC (pr’e’ mi fiól)
S’t’a t’avéss d’imbat’ int e’ tu vèc
lassa un mumantin j amigh
vin m’incontra
dmandum cm’a stagh
s’a j ò bsogn ’d gnint
ciàpum sottabraz
fam fè du pass cun te sin a ca’
e no’ farmèt int la pòrta,
entra, mett’in sdé.
A l’avessi fat me cun e’ mi ba’.
IL TUO VECCHIO (a mio figlio)
Se ti dovessi imbattere nel tuo vecchio / lascia per un momento gli amici / vienimi incontro / chiedimi come sto / se ho bisogno di niente / prendimi a braccetto / fammi fare due passi con te fino a casa / e non fermarti sull’uscio, / entra, siediti. // L’avessi fatto io con il mio babbo.
Allora come ti sembra il Romagnolo? Niente male, vero? Anche al MiMa Club Hotel c’è chi lo parla davvero bene. Vieni a scoprire chi!








